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Decreto imballaggi è legge: cosa cambia per la plastica monouso
Il decreto imballaggi è legge: la Camera ha approvato in via definitiva la conversione del DL 143/2026 sulla compostabilità degli imballaggi in plastica monouso. Obblighi per bar, ristoranti, hotel e negozi di ortofrutta, esenzione temporanea per l'ortofrutta fresca e sanzioni da 2.500 a 25.000 euro applicabili dal 1° gennaio 2030.
Scritto da Redazione TrovaPro · Pubblicato il · 9 min di lettura
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La Camera dei deputati ha approvato in via definitiva il 01/10/2026 la conversione in legge del decreto imballaggi, il decreto-legge 7 agosto 2026 n. 143 sulla compostabilità di determinate tipologie di imballaggi in plastica monouso. Il provvedimento era già stato approvato dal Senato il 23 settembre e, dopo il via libera di Montecitorio arrivato con 178 voti favorevoli, è ora legge dello Stato: manca solo la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale, attesa nei prossimi giorni. La nuova disciplina introduce nel Codice dell'ambiente l'articolo 226-quinquies, che fissa l'obbligo di certificazione di biodegradabilità e compostabilità per specifici imballaggi e aggiorna il sistema sanzionatorio. Riguarda vaschette, confezioni e contenitori usati da negozi di ortofrutta, bar, ristoranti e hotel, ma le ricadute pratiche toccano anche la spesa e la raccolta differenziata di ogni famiglia. Ecco cosa prevede il testo e cosa cambia per cittadini e attività.
Cosa prevede il decreto imballaggi
Il cuore della norma è l'obbligo di compostabilità: gli imballaggi interessati possono essere immessi per la prima volta sul mercato nazionale solo se certificati come biodegradabili e compostabili in conformità alla norma UNI EN 13432 o a standard europei equivalenti, nei formati e negli utilizzi previsti. Non si tratta di un divieto generalizzato della plastica, ma di un requisito mirato su alcune categorie di imballaggi monouso considerate più critiche per la raccolta e il riciclo. Il decreto, in vigore dall'8 agosto 2026, prevede un percorso graduale: le sanzioni per chi non rispetta gli obblighi scatteranno infatti dal 1° gennaio 2030, così da dare tempo alle filiere di adeguarsi e alle attività di riorganizzare gli acquisti. Prima di allora restano validi i divieti già previsti dalla disciplina italiana sulla plastica monouso, pensati per gli usi più inquinanti.
- Obbligo di certificazione: gli imballaggi interessati possono essere immessi sul mercato solo se certificati come biodegradabili e compostabili (UNI EN 13432 o standard equivalenti europei).
- Le tipologie coinvolte: confezioni di ortofrutta fresca sotto 1,5 kg, imballaggi per alimenti e bevande del circuito di bar, ristoranti e hotel, porzioni individuali di condimenti, imballaggi flessibili per cosmetici del settore ricettivo.
- Le eccezioni: restano fuori gli imballaggi per gli alimenti pronti da asporto e quelli necessari in ospedali, cliniche e strutture per anziani.
- Sanzioni: da 2.500 a 25.000 euro, fino al quadruplo se gli imballaggi irregolari superano il 10% del fatturato, applicabili dal 1° gennaio 2030.
Cosa cambia per i cittadini
Per le famiglie le novità più visibili riguardano gli imballaggi dell'ortofrutta e la spesa quotidiana. Se le confezioni che arrivano al supermercato o al mercato saranno certificate come compostabili, potranno seguire la raccolta dell'organico: gli imballaggi in bioplastica compostabile certificati vanno infatti nel contenitore dell'umido, secondo le indicazioni del proprio Comune, mentre la plastica tradizionale resta nella raccolta dedicata. Anche per questo diventa utile imparare a leggere le etichette: la dicitura che conta richiama la norma UNI EN 13432 e la certificazione di un organismo accreditato, non generici simboli verdi. Il monitoraggio nazionale dei flussi di rifiuti e imballaggi è affidato al Rapporto Rifiuti Urbani dell'ISPRA, giunto all'edizione 2025 con i dati 2024: uno strumento utile per capire come evolve la raccolta differenziata, che resta il primo passaggio per dare valore agli imballaggi anche dopo l'uso.
Cosa cambia per bar, ristoranti e hotel
Per il mondo della ristorazione e dell'accoglienza il cambiamento è più operativo. Rientrano tra gli imballaggi interessati quelli in plastica monouso riempiti e destinati al consumo nei locali di alberghi, bar, ristoranti e catering, le porzioni individuali di condimenti come conserve, salse, panna da caffè e zucchero, e gli imballaggi flessibili per cosmetici e prodotti per l'igiene usati nelle camere. Restano fuori, come prevede il testo, gli imballaggi degli alimenti pronti da asporto e quelli necessari in ospedali, cliniche e strutture per anziani. La prima cosa da fare, fin d'ora, è un censimento degli acquisti: chiedere ai fornitori quali prodotti sono già certificati, farsi rilasciare la documentazione tecnica e programmare gli approvvigionamenti. Per le attività che producono rifiuti speciali, intanto, non cambiano gli obblighi di tracciabilità: ne abbiamo parlato nel nostro articolo sul formulario dei rifiuti e il RENTRI.
Perché la norma arriva prima dell'Europa
La disciplina italiana si inserisce nel percorso tracciato dal regolamento europeo sugli imballaggi e i rifiuti di imballaggio. Prima di entrare in vigore, il decreto era stato notificato alla Commissione europea: il portale TRIS registra la notifica 2026/0167/IT, con termine dello status quo il 7 luglio 2026. In sede di conversione parlamentare è stata poi introdotta un'esenzione temporanea dall'obbligo per gli imballaggi sotto 1,5 kg di un ampio elenco di prodotti ortofrutticoli freschi, dai piccoli frutti ai pomodori, dalle erbe aromatiche ai funghi coltivati: la deroga, secondo Assobioplastiche, vale fino al 12 febbraio 2027, in attesa degli orientamenti applicativi della Commissione europea. Una scelta che tiene insieme l'obiettivo ambientale e la tutela delle filiere ortofrutticole, tra le più esposte nei mesi di transizione.
Cosa fare fin d'ora
In attesa degli ultimi passaggi, le azioni utili sono soprattutto di preparazione. Chi gestisce un'attività può mappare gli imballaggi che utilizza, chiedere ai fornitori le certificazioni previste e prevedere tempi e costi dell'adeguamento; chi acquista per la famiglia può abituarsi a distinguere le confezioni compostabili da quelle tradizionali e a conferirle correttamente. Molto si gioca anche sulla prevenzione: conservare gli alimenti in contenitori riutilizzabili, andare a fare la spesa con borse riutilizzabili e ridurre le monodosi è il modo più semplice per diminuire gli imballaggi prima ancora di smaltirli. Ad esempio, contenitori ermetici per alimentiLink affiliato aiutano a organizzare frigo e dispensa riducendo pellicole e vaschette usa e getta. E quando in casa o in azienda si accumulano cartoni e materiali da smaltire, conviene affidarsi a un intervento organizzato: la guida allo sgombero di cantina e garage spiega come prepararlo senza sorprese.
Verifica editoriale
Fonti verificate
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Decreto-legge 7 agosto 2026, n. 143 — obbligo di compostabilità di determinate tipologie di imballaggi
Normattiva — Istituto Poligrafico e Zecca dello Stato
Il testo ufficiale del decreto-legge 7 agosto 2026, n. 143, in vigore dall'8 agosto 2026, introduce l'articolo 226-quinquies del Codice dell'ambiente: obbligo di certificazione di biodegradabilità e compostabilità (UNI EN 13432 o standard equivalenti) per specifiche tipologie di imballaggi in plastica monouso, con sanzioni da 2.500 a 25.000 euro applicabili dal 1° gennaio 2030.
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Notifica 2026/0167/IT — obblighi di biodegradabilità e compostabilità per alcuni imballaggi in plastica monouso
Commissione europea — TRIS
Il portale TRIS della Commissione europea registra la notifica dell'Italia 2026/0167/IT del 1° aprile 2026 sulla proposta di requisiti di biodegradabilità e compostabilità per alcuni imballaggi in plastica monouso, con termine dello status quo al 7 luglio 2026.
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Rapporto Rifiuti Urbani — Edizione 2025. Dati di sintesi
ISPRA — Istituto Superiore per la Protezione e la Ricerca Ambientale
Il Rapporto Rifiuti Urbani di ISPRA analizza produzione, raccolta differenziata, riciclo e destinazione dei rifiuti urbani in Italia, inclusi gli imballaggi, con dati aggiornati al 2024 e dettaglio regionale.
Domande frequenti
Risposte rapide alle domande più comuni.
Cosa prevede il decreto imballaggi approvato in via definitiva?
Introduce l'obbligo di certificazione di biodegradabilità e compostabilità (norma UNI EN 13432 o standard equivalenti) per specifiche tipologie di imballaggi in plastica monouso: confezioni di ortofrutta fresca sotto 1,5 kg, imballaggi del circuito di bar, ristoranti e hotel, porzioni individuali di condimenti e imballaggi flessibili per cosmetici del settore ricettivo.
Da quando scattano le sanzioni previste dalla nuova legge?
Il decreto è in vigore dall'8 agosto 2026, ma le sanzioni da 2.500 a 25.000 euro si applicano dal 1° gennaio 2030; l'importo può aumentare fino al quadruplo se gli imballaggi irregolari superano il 10% del fatturato, anche in caso di dichiarazioni di conformità ingannevoli.
Gli imballaggi compostabili vanno gettati nell'organico?
Gli imballaggi certificati compostabili secondo la norma UNI EN 13432 seguono la raccolta dell'organico, secondo le indicazioni del proprio Comune; gli imballaggi in plastica tradizionale vanno invece conferiti nella raccolta della plastica. In caso di dubbio conviene controllare le etichette e le regole locali di raccolta.
Cosa devono fare bar, ristoranti e alberghi in attesa delle scadenze?
Possono iniziare mappando gli imballaggi utilizzati e chiedendo ai fornitori le certificazioni previste, conservando la documentazione tecnica; conviene inoltre pianificare gli approvvigionamenti tenendo conto dell'esenzione temporanea per l'ortofrutta fresca sotto 1,5 kg e degli orientamenti attesi dalla Commissione europea.
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